Le letture della Scrittora

Acquanera, di Valentina D’Urbano.

valentina_durbano_acquanera

Ho conosciuto Valentina D’Urbano grazie a IoScrittore, un concorso letterario per esordienti che ogni anno viene indetto dal gruppo Mauri Spagnol. Non di persona, ma solo per sentito dire, così, spinta dalla curiosità, ho letto il suo primo romanzo Il rumore dei tuoi passi, non senza una punta di cattiveria, lo ammetto. Volevo vedere cos’avesse di speciale questa scrittrice che, come tanti, metteva al centro del suo romanzo una coppia di adolescenti. Di sicuro parlerà dei soliti amorazzi adolescenziali trattati con toni da tragedia greca, mi sono detta, e invece no, mi sono dovuta ricredere. La sua scrittura semplice e profonda mi ha catturato subito, tanto che, pur non avendo nulla a che fare con la personalità dei “due gemelli” protagonisti del romanzo, mi sono rivista in loro e nella loro anima sofferente. La stessa cosa che mi è capitata con Acquanera, il suo secondo (meraviglioso) romanzo. Anzi, questa volta è stato ancora più semplice immedesimarsi nelle storie delle tre protagoniste. Donne emarginate a causa del loro dono: la capacità di comunicare con i morti, seppur in maniera diversa per ciascuna di loro. Un dono che diventa condanna e le costringe a vivere una vita ai margini della società. Così, rifiutate, scansate, oggetto di scherno e cattiverie gratuite, queste tre donne si isolano nella loro casa di fronte al lago: un pozzo nero che sotto la superficie piatta nasconde la sua natura infida e traditrice. Oltre a Onda, Elsa e Fortuna, le tre protagoniste di Acquanera, è il lago un altro potente protagonista del romanzo, il lago che con le sue acque fredde e scure, con la nebbia che lo avvolge per la maggior parte dell’anno e la vegetazione selvaggia e inospitale che lo circonda ripropone a livello paesaggistico l’isolamento e la freddezza (leggi mancanza d’amore) sperimentate dalle protagoniste.
Valentina è una scrittrice giovane e talentuosa, una che riesce a scavare a fondo nell’animo dei suoi personaggi, ma anche a scavare nell’animo di chi legge scavando un solco profondo dal quale emergono dolori che parevano dimenticati e sopiti. C’è un dolore profondo dietro le parole di Valentina, un dolore che ti spinge a chiederti dove possa averlo attinto una ragazza così giovane, come faccia a sapere così tanto della vita e delle sue delusioni. I personaggi di Valentina, infatti, sono sempre creature in bilico tra voglia di normalità e disagio psicologico e, in alcuni casi, addirittura psichico; anime in pena, proprio come quelle che cercano l’aiuto di Onda, l’unica a poter vedere e parlare con i morti che non trovano pace. I personaggi di Valentina dovrebbero essere figure marginali, antieroi al di fuori della classica normalità della gente comune, eppure non si fa nessuna fatica a immedesimarsi con loro, a riconoscersi nel loro disagio e nelle loro inquietudini esistenziali. In ognuno di noi, per esempio, c’è la pacata e razionale rassegnazione di Elsa che accetta l’emarginazione senza combattere, consapevole che per la sua “particolare condizione” non c’è alcun rimedio. E per assurdo non si fa fatica neppure a condividere, o almeno comprendere, la ribellione feroce e irrazionale di Onda che accetta la sua “diversità” portandola all’estremo, rifiutando gli altri, l’amore e persino la sua stessa figlia. E come non riconoscersi poi con Fortuna (figlia di Onda) e la sua voglia di riscatto che, dopo un’infanzia e un’adolescenza tormentata fatta di rifiuti (soprattutto quello materno) si ribella tentando di rifarsi una nuova vita altrove. Ma il lettore si rispecchia anche in Luce, creatura evanescente come il nome che porta; quasi un ectoplasma privo di fisicità col suo corpo ossuto e la pelle trasparente. Ci sarebbero moltissime cose da dire su questo meraviglioso romanzo perché Valentina è bravissima a scavare nei meandri più reconditi dell’animo umano, ad arrivare fino in fondo, laggiù nel ventre melmoso e abissale di quel lago scuro e impenetrabile. Perciò lascio al lettore il piacere di scavare e lasciarsi scavare dentro dalle parole di questa autrice davvero talentuosissima. Per provarvelo trascrivo un piccolo estratto dove l’autrice parla di amore in maniera, a mio avviso, sublime.

La gente si ama, si ama continuamente. L’ho visto.
Le persone sbandierano il loro amore a chiunque, te lo sbattono in faccia con arroganza.
Amare qualcuno e avere qualcuno che ti ama è qualcosa che ti rende migliore, una garanzia agli occhi degli altri.
Penso che è amore rappreso. È bigiotteria, non vale niente.
È lucente in superficie, ma dentro è nero, rugginoso, si inceppa e non funziona.
L’amore, quello vero, è quello che la gente nasconde.
Quello che rende fragili e cattivi, quello che rende meschini.
Quello che rende avidi. Disposti a tutto.
L’amore è scuro, vischioso, è il sangue che si addensa e chiude i contorni di una cicatrice.
La patina ruvida e opaca che si è depositata sulle ossa consumate di Luce, a quello assomiglia l’amore.
È muffa, che ti vive addosso mentre tu sei morto.
Quello che non vorresti far vedere a nessuno.
L’amore che ti vergogni di provare.

Acquanera, Valentina D’urbano, Longanesi, 2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...