La colpa? È dell’amministrazione Di Flavio!

Questo è il leit motiv che da qualche mese a questa parte si ascolta per le stradine di Nereto, piccolo luogo ameno situato a in Val Vibrata, a circa163 mt. sul livello del mare.

E, nella fattispecie, per chi non fosse di Nereto e non fosse a conoscenza degli ultimi fatti avvenuti nella piccola comunità vibratiana, l’amministrazione Di Flavio è quella che ha amministrato il paese dalla seconda metà del 2014 fino alla fine di novembre del 2017, e che, vox populi, sarebbe responsabile di qualsiasi problema che attanaglia il paese di Nereto.

Un esempio? La zona dell’anfiteatro Brecht è diventata luogo di spaccio o di consumo di droga? Colpa del Sert che è ubicato a Nereto e che l’amministrazione Di Flavio non ha tolto di mezzo. Non ci sono i vigili? Colpa dell’amministrazione che “non è stata in grado” di assumere uno straccio di agente di polizia municipale!

Sul perché è sul percome, però, nessuno che si sia preso la briga di approfondire o, almeno, supporre che magari alla base di questa scelta, che tanto scelta non è, vi fossero motivi e ragioni più che valide. Ma tanto a Nereto basta aprire la bocca solo per arieggiare il cavo orale, mica per fare una critica costruttiva o dare suggerimenti all’amministratore/ colpevole di turno.

Che poi, a dirla tutta, dell’insediamento del nuovo commissario prefettizio non si diceva che “avrebbe fatto più lui in pochi mesi che…” (lascio al lettore finire la frase)? Tanto che, secondo me, alcuni neretesi sarebbero capaci di imputare persino il mancato taglio delle erbacce lungo le strade al povero Di Flavio, reo di non aver gettato litri di diserbante a novembre, prima della caduta dell’amministrazione, onde sterminare una volta e per sempre tutta la flora e la fauna non solo di Nereto ma dell’intera Val  Vibrata!

Ora, bando alle facezie, torniamo ad argomenti più seri ché, purtroppo, c’è ben poco da ridere per il nostro amato paesello.

E sicuramente c’è ben poco da ridere ad ascoltare i nomi dei presunti candidati sindaco che hanno iniziato a circolare da qualche tempo a questa parte. Gente che con una faccia tosta incredibile ha il coraggio di ripresentarsi ai cittadini nonostante i danni fatti in  passato  e che se uno ha tempo e fantasia potrebbe divertirsi a scovare a mo’di caccia al tesoro. Esempi di splendore come Il Menti, oppure opere avanguardistiche come la rotonda appiccicata al cimitero, per non parlare dei lampioni  tech che paiono sradicati  direttamente da una di quelle lussuose avenus di Parigi ed essere stati trapiantati nottetempo in un anonimo vicoletto di paese (che sia una sorta di moderna traslazione che si rifà alla Santa Casa di Loreto?)

Ma fin qui passi, pensiamo che si sia trattato di errori di valutazione, di ingenuità dovute a una gestione non proprio geniale della cosa pubblica, ma il pensiero che i cittadini si ritrovino le facce di queste persone che non solo quando è stata la loro occasione hanno amministrato male, ma addirittura, e peggio, non hanno avuto né l’onestà intellettuale né l’umiltà di riconoscere i propri errori (perché se alle scorse elezioni hanno perso magari qualche peccatuccio l’avranno commesso pure loro, no?), ma, peggio del peggio, hanno lavorato alle spalle dell’ex amministrazione Di Flavio appositamente per farla cadere in modo da anticipare le elezioni e riproporsi agli elettori casti e puri, mondati dal  peccato originale che ha contraddistinto la loro amministrazione (fallimentare, mi verrebbe da dire).

Quindi, cari cittadini neretesi, in un certo senso avete ragione quando affermate che i mali di Nereto sono dovuti all’amministrazione Di Flavio, che è colpa dell’amministrazione Di Flavio. Certo che lo è! E lo è perché l’amministrazione Di Flavio ha avuto la “colpa” e la “presunzione” di amministrare il paese senza accorgersi che alle sue spalle, ma addirittura al suo interno, ci fossero degli avvoltoi che lavoravano per affossarli e vederli morti in modo da avere l’occasione per banchettare sui loro resti. È colpa dell’amministrazione Di Flavio, quindi, che non ha “lavorato” per scrivere dei contro papelli in modo da difendersi dalle accuse di chi invece di lavorare per il paese lavorava per se stesso, per affossare l’avversario e potersi ripresentare il prima possibile ai cittadini.

Di chi non ha accettato la sconfitta, ma, soprattutto, non ha accettato la volontà dei neretesi che quell’amministrazione l’avevano votata per farla rimanere al suo posto per cinque anni e poi, magari, giudicarla, ammazzarla, affossarla scegliendo altro. E invece no, cari cittadini, qualcuno ha scelto per voi. Qualcuno, alla fine di novembre del 2017, ha pensato bene di pugnalare non tanto l’amministrazione Di Flavio, quanto noi cittadini, noi neretesi. Quelli, cioè, che all’interno della cabina elettorale avevano scelto liberamente. E invece questo diritto ci è stato negato da un manipolo di persone che hanno tradito il senso vero della politica, nonché il principio della democrazia. Perché ciò che è stato fatto a Nereto, cari neretesi, non è uno sgarbo a Di Flavio e alla sua giunta, ma al paese intero, a noi cittadini. Perché se il paese va male, forse, e dico forse, è perché l’ex amministrazione ha dovuto lavorare in un clima di continua lotta tra chi voleva costruire e chi voleva distruggere, tra chi proponeva e chi invece si limitava solo a criticare puntando il dito contro “il nemico”. Forse, dunque, il paese è ridotto in questo stato perché all’amministrazione Di Flavio non è stato concesso di arrivare a fine mandato (cinque anni) come invece è stato concesso all’altra che l’ha preceduta, troncando così i progetti che stavano realizzando e che alcuni, molto complessi, richiedevano tempo e sforzi maggiori. Perciò, in sostanza, se il nostro paese va male, la colpa non è dell’amministrazione Di Flavio a cui hanno segato le gambe, ma a chi ha scientemente sacrificato il bene del paese per interessi personali (o almeno per motivazioni a me incomprensibili…), se non per attuare furberie politiche magari legittime, ma che, comunque, in questo momento storico avrebbero solo portato nocumento al paese intero. Ecco dunque il senso di questo articolo che è un invito a una riflessione più profonda sulla scelta che presto saremo chiamati a fare. Pensateci bene, dunque, miei carissimi compaesani neretesi quando vi troverete davanti alla vostra bella scheda elettorale spalancata con tanti bei simboletti colorati, pensateci bene. Ma bene, bene, bene! E poi, dopo, se vorrete, potrete pure tracciare la X su quel simbolo che tanto vi piace e vi dà sicurezza,  dimenticandovi il passato, o fingendo di dimenticare, nella speranza che cambiando ruota poi cambi anche la fortuna – la vostra  e del paese. L’importante è però che sappiate, che siate pienamente consapevoli ,che una scelta sbagliata equivale ad apporre la firma al vostro epitaffio. Ma anche, in sostanza, anche a quello del nostro povero Nereto.

Buone elezioni e buona fortuna.

Annunci

Sfogo dal “cuore”

Lo so, me l’ha consigliato anche Fox che questo week-end me ne dovrei stare buonina e frenare la lingua, ma siccome non riesco a stare zitta e a essere diplomatica parlo, ho deciso di parlare.

Oggi pomeriggio ho controllato le mail e, con sorpresa, ho trovato il messaggio di Silvia, la blogger del Gufo Lettore che mi comunicava di aver recensito “La ricostruzione del cuore”.

Apro il link, leggo, mi faccio il solito pianterello e poi vengo presa dai nervi. E che nervi!

La recensione era negativa, vi starete chiedendo? No, tutt’altro, era una bellissima recensione.

Allora forse non ha colto proprio nel segno, ha lasciato dei punti importanti che andavano sottolineati. No, anzi, oltre ad aver colto perfettamente nel segno, Silvia non ha tralasciato nessun aspetto importante trattato nel testo.

Allora sei tu a essere esaurita?

Sì, forse. Può anche darsi.

Il fatto, cari amici, è che ogni volta che ricevo una recensione come questa che conferma la validità di un testo a cui tengo davvero tanto, ma non solo, quando capisco che il romanzo potrebbe arrivare a molti lettori e piacere quindi a un pubblico variegato ma che, purtroppo, non avendo il sostegno di una buona e vasta campagna promozionale, meglio se scandalistica o che faccia parlare di sé, e quindi il tutto, anche le bellissime recensioni come quella di Silvia alla fine servano a poco finendo presto nel dimenticatoio, be’, ‘sta cosa mi fa davvero arrabbiare. E non tanto per il valore letterario del testo che, comunque, non spetta a me giudicare, ma per il messaggio che sta alla base del romanzo e che tutti, proprio tutti, alla fine recepiscono, facendomi capire, quindi, di aver colto nel segno.

Il fatto, cari amici, è che sento una specie di responsabilità morale nei confronti di questo testo che, in un certo senso, mi è “arrivato dall’alto”. La storia che ho raccontato non è solo mia, ma è il frutto di un cammino al quale non sono arrivata per caso, ma al quale sono stata indirizzata in un certo senso.

Sì, lo so che detta così sembro una pazza, una visionaria stralunata, ma che ci posso fare se durante la stesura del romanzo mi sono capitate cose a dir poco “strane”? Coincidenze di cui ho compreso i nessi solo in un secondo tempo, a romanzo terminato, quando per esempio ho scoperto che una canzone che avevo inserito nel testo non era solo una “semplice canzone ma aveva un messaggio destinato a una persona scomparsa di recente, oppure quando ho miracolosamente terminato un romanzo scritto a metà in solo due settimane, io che sono pignola e lentissima quando scrivo! E poi tante altre cose “strane” che non sto qui a spiegare. Qualcuno forse dirà che si tratta solo di sciocche coincidenze alle quali ho dato troppa importanza.

Forse. Probabilmente.

Ma rimane il fatto che il messaggio è vero, autentico, e lo scopo del libro era quello di divulgarlo al maggior numero di persone per scuotere certe coscienze addormentate, per evitare in futuro tragedie simili, per evitare insomma quel teatrino di persone affrante che visitano quei luoghi disgraziati ripetendo la stucchevole frase del “non vi lasceremo soli”, per poi, una volta tornati in parlamento, scordarsi di tutto e rincominciare lo squallido teatrino da capo. Con altri “attori”, altre “scenografie”, ma purtroppo storie identiche che si ripetono da anni ormai.

Ecco, questo mi fa arrabbiare, sapere che il romanzo possiede un suo valore morale e che, purtroppo, solo perché non c’è verso di farlo conoscere ai lettori, di far sapere loro che esiste, c’è, si può leggere e può piacere, anche commuovere e far riflettere, debba essere dimenticato. Dimenticato esattamente come le vittime colpite da queste terribili tragedie.

Ah, quasi mi dimenticavo, il link con la recensione del Gufo Lettore la potete leggere qui:

http://ilgufolettore.it/index.php/2017/10/13/la-ricostruzione-del-cuore-capuani/

 

 

 

Curiosità, ricette e tradizioni popolari abruzzesi

Le ricette teramane nei miei romanzi: li cagginitte.

Cagginitte

Ecco quello che è rimasto di un vassoio di cagginitte appena aperto aspettando il caffè. 🙂

Se non siete di Teramo e zone limitrofe sicuramente non saprete di cosa sto parlando, ma si tratta di un dolce tipico delle nostre zone che si fa soprattutto durante il periodo natalizio.

Forse vi starete chiedendo cosa abbia a che fare l’opera di una scrittrice con le ricette di cucina, anche se i miei lettori – seppur sparuti –   l’avranno già intuito. Amo la mia terra spigolosa e sincera, come amo ambientarci i miei romanzi che sono pieni dei profumi, degli umori e dei colori della mia regione. Per questo spesso il lettore si imbatterà in piatti impronunciabili ma deliziosissimi. E li cagginitte, o calcionetti, sono proprio uno dei piatti che i miei personaggi portano in tavola più spesso.

Proprio per condividere con voi lettori il sapore dei nostri piatti tipici vi lascio la ricetta: buon appetito! 🙂

Ingredienti
(Le dosi indicate si riferiscono a 4 persone)

Per la pasta

  • circa 1 kg. di farina
  • un bicchiere d’acqua
  • un bicchiere di olio extravergine di oliva
  • un bicchiere di vino bianco secco

Per il ripieno

  • 1/2 litro di mosto cotto
  • 100 gr. di mandorle tritate
  • 50 gr. di noci tritate
  • 300 gr. di castagne essiccate
  • 50 gr. di zucchero
  • 30 gr. di cedro candito
  • mezzo bicchiere di rhum
  • olio da frittura
  • zucchero a velo
  • cannella

Preparazione

Tenete conto che l’impasto va preparato il giorno prima. Procedete in questo modo: Bollite le castagne e passatele per ottenere una morbida crema. Nel frattempo, mettete a riscaldare il mosto in un tegame, tenendo la fiamma molto bassa. Unite alle castagne la frutta secca e un po’ di cannella. Nel tegame con il mosto, aggiungete il rhum, i canditi e lo zucchero. Lasciate riposare in un luogo fresco per tutta la notte. Impastate la farina con l’olio, il vino e un po’ d’acqua, fino ad ottenere un impasto senza grumi. A questo punto stendete con il matterello una sfoglia molto sottile, da cui ricaverete dei cerchi con un bicchiere rovesciato. In ogni cerchietto posizionate un cucchiaino o due di impasto, piegate il cerchio per ottenere una mezzaluna e chiudete bene con le punte di una forchetta. Ora i caggionetti sono pronti per essere fritti. Prima di servire, spolverateli con zucchero a velo e cannella.

Varianti

Come ogni dolce tradizionale, anche i caggionetti possono essere preparati in diversi modi. Si può per esempio sostituire l’impasto con della morbida marmellata d’uva al posto del mosto.