Sfogo dal “cuore”

Lo so, me l’ha consigliato anche Fox che questo week-end me ne dovrei stare buonina e frenare la lingua, ma siccome non riesco a stare zitta e a essere diplomatica parlo, ho deciso di parlare.

Oggi pomeriggio ho controllato le mail e, con sorpresa, ho trovato il messaggio di Silvia, la blogger del Gufo Lettore che mi comunicava di aver recensito “La ricostruzione del cuore”.

Apro il link, leggo, mi faccio il solito pianterello e poi vengo presa dai nervi. E che nervi!

La recensione era negativa, vi starete chiedendo? No, tutt’altro, era una bellissima recensione.

Allora forse non ha colto proprio nel segno, ha lasciato dei punti importanti che andavano sottolineati. No, anzi, oltre ad aver colto perfettamente nel segno, Silvia non ha tralasciato nessun aspetto importante trattato nel testo.

Allora sei tu a essere esaurita?

Sì, forse. Può anche darsi.

Il fatto, cari amici, è che ogni volta che ricevo una recensione come questa che conferma la validità di un testo a cui tengo davvero tanto, ma non solo, quando capisco che il romanzo potrebbe arrivare a molti lettori e piacere quindi a un pubblico variegato ma che, purtroppo, non avendo il sostegno di una buona e vasta campagna promozionale, meglio se scandalistica o che faccia parlare di sé, e quindi il tutto, anche le bellissime recensioni come quella di Silvia alla fine servano a poco finendo presto nel dimenticatoio, be’, ‘sta cosa mi fa davvero arrabbiare. E non tanto per il valore letterario del testo che, comunque, non spetta a me giudicare, ma per il messaggio che sta alla base del romanzo e che tutti, proprio tutti, alla fine recepiscono, facendomi capire, quindi, di aver colto nel segno.

Il fatto, cari amici, è che sento una specie di responsabilità morale nei confronti di questo testo che, in un certo senso, mi è “arrivato dall’alto”. La storia che ho raccontato non è solo mia, ma è il frutto di un cammino al quale non sono arrivata per caso, ma al quale sono stata indirizzata in un certo senso.

Sì, lo so che detta così sembro una pazza, una visionaria stralunata, ma che ci posso fare se durante la stesura del romanzo mi sono capitate cose a dir poco “strane”? Coincidenze di cui ho compreso i nessi solo in un secondo tempo, a romanzo terminato, quando per esempio ho scoperto che una canzone che avevo inserito nel testo non era solo una “semplice canzone ma aveva un messaggio destinato a una persona scomparsa di recente, oppure quando ho miracolosamente terminato un romanzo scritto a metà in solo due settimane, io che sono pignola e lentissima quando scrivo! E poi tante altre cose “strane” che non sto qui a spiegare. Qualcuno forse dirà che si tratta solo di sciocche coincidenze alle quali ho dato troppa importanza.

Forse. Probabilmente.

Ma rimane il fatto che il messaggio è vero, autentico, e lo scopo del libro era quello di divulgarlo al maggior numero di persone per scuotere certe coscienze addormentate, per evitare in futuro tragedie simili, per evitare insomma quel teatrino di persone affrante che visitano quei luoghi disgraziati ripetendo la stucchevole frase del “non vi lasceremo soli”, per poi, una volta tornati in parlamento, scordarsi di tutto e rincominciare lo squallido teatrino da capo. Con altri “attori”, altre “scenografie”, ma purtroppo storie identiche che si ripetono da anni ormai.

Ecco, questo mi fa arrabbiare, sapere che il romanzo possiede un suo valore morale e che, purtroppo, solo perché non c’è verso di farlo conoscere ai lettori, di far sapere loro che esiste, c’è, si può leggere e può piacere, anche commuovere e far riflettere, debba essere dimenticato. Dimenticato esattamente come le vittime colpite da queste terribili tragedie.

Ah, quasi mi dimenticavo, il link con la recensione del Gufo Lettore la potete leggere qui:

http://ilgufolettore.it/index.php/2017/10/13/la-ricostruzione-del-cuore-capuani/

 

 

 

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Centotrenta semi

seme

Sei morto invano

Volevi seminare odio

E hai creato amore.

Amore verso questi nostri fratelli sfortunati

Uccisi in nome di un Dio che si vergogna di voi.

Non sapevate che un fucile non può uccidere il pensiero

Perché esso è un seme che si sparge ovunque

E non può essere fermato.

Attecchisce e mette radici profonde

E anche quando è ucciso torna sempre a rinascere altrove.

Invece l’odio secca tutto ciò che incontra.

Secca e appassisce l’uomo che lo cova dentro

E tutto ciò che gli sta attorno.

Volevate seminare odio

Non sapevate che l’odio non si spande

Secca e muore.

Invece l’amore

Il pensiero

La solidarietà

La compassione

Vanno liberi

a cercare un animo in cui attecchire e mettere radici.

Centotrenta semi sono stati colpiti

Ma altrettanti ne nasceranno ancora.

E ancora

Di più

E più ancora

Finché l’odio non ucciderà colui che lo tiene dentro di sé

Perché non sa che l’odio non dà frutti

Ma secca e muore.

Curiosità, ricette e tradizioni popolari abruzzesi

Le ricette teramane nei miei romanzi: li cagginitte.

Cagginitte

Ecco quello che è rimasto di un vassoio di cagginitte appena aperto aspettando il caffè. 🙂

Se non siete di Teramo e zone limitrofe sicuramente non saprete di cosa sto parlando, ma si tratta di un dolce tipico delle nostre zone che si fa soprattutto durante il periodo natalizio.

Forse vi starete chiedendo cosa abbia a che fare l’opera di una scrittrice con le ricette di cucina, anche se i miei lettori – seppur sparuti –   l’avranno già intuito. Amo la mia terra spigolosa e sincera, come amo ambientarci i miei romanzi che sono pieni dei profumi, degli umori e dei colori della mia regione. Per questo spesso il lettore si imbatterà in piatti impronunciabili ma deliziosissimi. E li cagginitte, o calcionetti, sono proprio uno dei piatti che i miei personaggi portano in tavola più spesso.

Proprio per condividere con voi lettori il sapore dei nostri piatti tipici vi lascio la ricetta: buon appetito! 🙂

Ingredienti
(Le dosi indicate si riferiscono a 4 persone)

Per la pasta

  • circa 1 kg. di farina
  • un bicchiere d’acqua
  • un bicchiere di olio extravergine di oliva
  • un bicchiere di vino bianco secco

Per il ripieno

  • 1/2 litro di mosto cotto
  • 100 gr. di mandorle tritate
  • 50 gr. di noci tritate
  • 300 gr. di castagne essiccate
  • 50 gr. di zucchero
  • 30 gr. di cedro candito
  • mezzo bicchiere di rhum
  • olio da frittura
  • zucchero a velo
  • cannella

Preparazione

Tenete conto che l’impasto va preparato il giorno prima. Procedete in questo modo: Bollite le castagne e passatele per ottenere una morbida crema. Nel frattempo, mettete a riscaldare il mosto in un tegame, tenendo la fiamma molto bassa. Unite alle castagne la frutta secca e un po’ di cannella. Nel tegame con il mosto, aggiungete il rhum, i canditi e lo zucchero. Lasciate riposare in un luogo fresco per tutta la notte. Impastate la farina con l’olio, il vino e un po’ d’acqua, fino ad ottenere un impasto senza grumi. A questo punto stendete con il matterello una sfoglia molto sottile, da cui ricaverete dei cerchi con un bicchiere rovesciato. In ogni cerchietto posizionate un cucchiaino o due di impasto, piegate il cerchio per ottenere una mezzaluna e chiudete bene con le punte di una forchetta. Ora i caggionetti sono pronti per essere fritti. Prima di servire, spolverateli con zucchero a velo e cannella.

Varianti

Come ogni dolce tradizionale, anche i caggionetti possono essere preparati in diversi modi. Si può per esempio sostituire l’impasto con della morbida marmellata d’uva al posto del mosto.