Approfondimenti

Il cuore aspro del Sud, un romanzo storico sui generis

briganti esterno

Questo articolo nasce come risposta a un’osservazione di una lettrice che mi ha chiesto il motivo dell’avvertenza che ho inserito come premessa alla lettura del romanzo. Ma come – mi ha chiesto – Il cuore aspro del Sud non è un romanzo storico? Certo che lo è, ma è anche un romanzo storico sui generis, non solo perché va a intersecarsi con altri generi come il genere sentimenti e, più in generale, alla letteratura al femminile; tre donne sono le vere protagoniste del romanzo, l’appartenenza alla propria terra, la Madre Terra, di nuovo un’entità femminile, ma anche perché di donne, di problemi e di sensibilità femminile è intriso tutto il romanzo. Ma in primis Il cuore aspro del Sud non è solo un romanzo storico, in quanto la storia viene piegata (da non intendersi come mistificazione!)   al fine ultimo del romanzo, che è quello cioè di veicolare un messaggio al lettore. Ho intrapreso questo viaggio nel brigantaggio da qualche anno e soprattutto per caso (a spingermi ad approfondire questa tematica è stato un articolo polemico di Simone Mozzoni, al tempo giornalista del quotidiano on-line Il Segnale. Devo dire che all’inizio mi ha pure infastidita, ma siccome faceva riferimento a un testo, e la curiosità oltre a essere femmina è anche il vizio di ogni scrittore che si rispetti,  ecco che mi sono messa a leggerlo. Devo dire che sono rimasta scioccata. Pur essendo laureata, non sapevo nulla di ciò che era realmente accaduto. Perché nessuno me ne aveva parlato? Perché sui libri di scuola c’erano giusto un paio di righe? Perché i briganti erano definiti solo dei delinquenti?  Questa tempesta emozionale, le mille domande a cui non trovavo risposta, mi hanno spinto a riversare ciò che avevo provato (shock,

indignazione, rabbia, orgoglio e recupero delle mie radici) in un romanzo.

Ne Il cuore aspro del Sud non troverete lezioni di storia ma emozioni pure. Il mio obiettivo era  mirare alla “pancia” del lettore, soprattutto a quella parte di pubblico che non è interessata alla storia e/o all’approfondimento critico. Ho voluto emozionarlo e, se possibile, commuoverlo, tanto da spingerlo ad approfondire per conto suo. Non so se ciò mi sia riuscito, ma ci tenevo a farvelo sapere. E a voi è arrivato il pugno allo stomaco?

I personaggi di Giù all’Ammeriche parte 2: Teresa

teresa 1

L’altra protagonista del romanzo è Teresa, di poco più grande di Filomena, ma completamente diversa da lei per carattere. Se Filomena è una ragazza sensibile, timida e introversa, Teresa è l’esatto contrario: di indole esuberante, ciarliera, determinata e dotata di quella scaltra furbizia che manca del tutto all’amica. Teresa non si vergogna di parlare con gli americani con il suo strampalato miscuglio di inglese e dialetto, non si cura delle loro prese in giro, né delle offese o delle minacce del capo operaio Johnson, lei semplicemente tira dritto per la sua strada, tenendo sempre ben presente il suo obiettivo, quello cioè di “fare fortuna” nel nuovo mondo. Teresa rappresenta l’incarnazione dell’American dream, perché è proprio lei stessa a crederci per prima: se si ha volontà e costanza si può arrivare dovunque. E lei riuscirà infine a realizzare i suoi sogni, ma a che prezzo? Anche se nelle prime pagine del romanzo Teresa sembra immune alle difficoltà incontrate in America, non ne uscirà tuttavia indenne. Anche lei, come Filomena, verrà segnata dal razzismo e dall’ostracismo della società americana nei confronti degli emigrati. Anche se in maniera più lieve, anche Teresa dovrà pagare il prezzo dello scontro di due mondi completamente diversi per avere in cambio il premio dell’integrazione. Ma la Teresa delle ultime pagine sarà molto diversa, meno spensierata e superficiale, perché il dolore avrà cambiato anche lei.

Giù all’Ammeriche stratto, cap. 3 pag.8-9

eresa si era già accomodata in sala quando un ragazzo ben vestito si avvicinò al tavolo.

«Le porto il primo, signorina?», domandò con deferenza.

«Di che?»

«Lo chef ha preparato un consommé per stasera o preferisce il secondo?»

«No, va bene il consomblè, come dite voi, ma pastasciutta ce n’è?»

«Eh, no signorina, stasera c’è solo il consommé di pollo».

«Ma quella là allora che è?», si voltò indicando un enorme vassoio.

«Sì, ha ragione signorina, ma quello è il menu riservato alla prima classe, per voi abbiamo preparato il consommé, come vi ho detto. Invece per secondo abbiamo carne alla griglia oppure pesce, sempre alla griglia».

«Vabbè, allora visto che c’è il pollo dentro il corsolè, forse la carne ci sta meglio».

«Ottima scelta signorina. Per il vino le porto un rosso allora».

«Fate voi, portatemi il fiasco che c’avete».

«Come siete simpatica», si allontanò dopo un’ultima riverenza.

Teresa lo osservò camminare concentrando l’attenzione sull’andatura elegante.

Che bel giovanotto! Le aveva pure detto che era simpatica e magari gli piaceva già un poco. Teresa lo vide tornare con un mazzolino di fiori in mano. Si inginocchiava davanti a tutti e le chiedeva il permesso di uscire. Lei fingeva ritrosia, non stava bene dare confidenza a uno sconosciuto, ma poi cedeva quasi subito. Lui allora la prendeva sottobraccio e uscivano dalla sala per una lunga passeggiata. La portava a vedere i posti più belli della nave finché, arrivati in un angolino piuttosto buio, la avvinghiava stampandole un bacio sulle labbra. Aveva ancora le guance arrossate quando il cameriere si presentò con il piatto fumante.

«Ecco a voi il consommé».

Teresa alzò lo sguardo fissando il sorriso del suo innamorato immaginario per un po’.

«Buon appetito signorina».

«Eh?», passò lo sguardo dal viso del ragazzo alla zuppa fumante.  «Il brodo?»

«Sì, il consommé, come avevate ordinato».

«Ah, certo», fece un sorriso tirato prima che il cameriere le augurasse di nuovo buon appetito.

Allora tutto questo consoblè con il pollo dentro altro non era che brodo[…]

I personaggi parte 1. Chi è Filomena

copertina ok

Filomena è la protagonista indiscussa del romanzo Giù all’Ammeriche. Anche se le vicende raccontano anche la storia di Teresa, una sua coetanea, infatti, è comunque soprattutto su di lei che si concentra la narrazione.

Filomena è una ragazza di circa quindici anni e vive in un minuscolo paesino abruzzese che  decide di lasciare, seppur a malincuore, per “tentare la ventura” in America. Imbevuta di cultura contadina, cresciuta in un ambiente povero, timida, poco istruita (come la maggior parte della popolazione all’epoca) si lascia abbindolare dalle illusioni di ricchezza prospettate da Teresa. «Vostra moglie ha ragione signor Tommaso» – dice la ragazza cercando di tranquillizzare le ansie dei genitori di Filomena – «molti del paese si sono arricchiti una volta laggiù».

Ragazza sensibile, sognatrice e ingenua, si scontrerà con una realtà dura e indecifrabile. La lingua, in particolar modo, sarà l’ostacolo che le impedirà di amalgamarsi con la cultura americana. E allora verrà travolta da quel mondo bizzarro, popolato da strani usi e costumi, da quell’idioma indecifrabile e così ostico che rifiuterà di apprendere trovando rifugio e sollievo solo nel sogno.

Nueva York, addì 28 novembre 1926

 Cara madre,

 vi scrivo questa mia per darvi notizie di vostra figlia che tanto mi avete pregato di avere prima di partire Non mi piace stare qui madre, provo tanta vergogna a dirlo ma vorrei tornare a casa, da voi, da papà, dai miei fratelli […] Qui la vita è assai difficile, non è come dicevano, che si sta come a casa, che si lavora bene e si fa fortuna in pochi anni. Il giobb, come chiamano la fatica qui all’America, l’abbiamo trovato subito, è vero, però stiamo tutto il giorno in fabbrica, spesso non possiamo andare nemmeno a messa la domenica perché non ci danno il riposo […] Io non li capisco questi americani, la loro lingua è così strana e diversa dalla nostra, madre, che io mi sforzo, credetemi madre adorata, ho provato a impararmi qualche parola e l’ho imparata, ma quando mi domandano qualche cosa, quando mi parlano, io mi sento morire perché non riesco a capire quello che mi dicono. E poi io li vedo che ridono di me quando provo a parlare la loro lingua, ridono, si prendono giuoco di noi mamma cara. Io penso che ci odiano. Non sapete quante brutte parole ci dice il capo operaio, il signor Gionson, alla fabbrica. Io non le capisco, ma Maria, che l’americano lo sa, mi spiega quello che Gionson ci dice e sono cose molto brutte assai che non ripeto per rispetto vostro.

(Giù all’Ammeriche, estratto capitolo 23)

Giù all’Ammeriche: il titolo.

proverbi-dialetto-abruzzo-sti-fresc-a-ciufila_design

Molti, leggendo il titolo che ho scelto per questo romanzo, si saranno chiesti il motivo di una scelta così strana, quasi cacofonica si potrebbe dire. Alcuni avranno anche messo in dubbio la conoscenza della lingua italiana da parte dell’autrice: a chi verrebbe in mente, infatti, di usare un italiano a dir poco scorretto? E poi cosa vuol dire “giù”? Giù dove?
Il “giù” del titolo dovrebbe tradurre l’espressione dialettale “jo” o “jommonde”, che in abruzzese sta a indicare un luogo remoto, indefinito, impossibile da localizzare (soprattutto per quanto riguarda il secondo lessema). In realtà il titolo in origine era Me ne vaje all’Ammeriche (me ne vado in America), ma il fatto che la mia amica Laura Bellini avesse difficoltà con quest’espressione (l’ha definita impronunciabile 🙂 ), mi ha fatto riflettere sulla capacità di attrattiva di un simile titolo sul potenziale lettore milanese; ve lo immaginate il signor Brambilla che pronuncia vaje alla brasiliana? (vage, con la j francese per intenderci?) 🙂 Oppure il signor Muñez, originario di Siviglia ma naturalizzato italiano, con il suo vahe – con la jota ispirata – olè!
Da qui la scelta di semplificare lasciando però intatto quel retrogusto di espressione dialettale.
Sì, capito, diranno a questo punto i lettori, ma cosa c’entra l’abruzzese con un romanzo italiano?
C’entra c’entra, e non solo perché l’autrice è nata e cresciuta in quel d’Abruzzo, ma soprattutto perché le radici culturali delle due protagoniste del libro –Teresa e Filomena – si rifanno proprio alla cultura abruzzese, con i suoi usi, costumi e la sua “lingua”.
È proprio il linguaggio, infatti, uno dei punti centrali del romanzo, quasi fosse un personaggio in carne e ossa. Bisogna infatti tener conto che l’azione si svolge attorno al 1926, un periodo dove il livello d’istruzione, soprattutto della classe contadina, era ancora molto basso. Perciò la lingua utilizzata dalle due protagoniste è un mix di dialetto e di italiano – per di più sgrammaticato! Ecco spiegate quindi le motivazioni del titolo. Per quanto riguarda l’elemento linguistico, soprattutto dell’inglese italianizzato o broccolino, rimando a uno dei prossimi approfondimenti.
Nel frattempo, a mo’ di esemplificazione di quanto detto sopra, pubblico un estratto concernente l’uso dell’italiano dialettale da parte dei personaggi di Giù all’Ammeriche.
«Buongiorno Filome’», si stiracchiò Teresa allargando la bocca in un rumoroso sbadiglio. «Sapessi che sogno mi so’ fatta questa notte», sorrise beata.
«Davvero?»
«Sarà forse per la cena di ieri, che ti sei persa Filome!’»
«Non mi sentivo bene. Comunque, che ti sei sognata di tanto bello?»
«Allora: stavo a una festa e portavo un vestito rosso tutto luccicante, ma bello Filome’. C’era un sacco di gente elegante e prima abbiamo cenato, certe cose che chi le aveva viste mai!, come quelle bestie mezze arancioni con le forbici grosse che fanno pure un po’ impressione».
«Boh».
«Le goste, credo che si chiamano, e poi anche quelle pallettine nere che sembrano le cose che lasciano le pecore, solo più piccole. E altra roba che manco me la ricordo più. Dopo mi sono ritrovata al ballo. Io stavo in mezzo alla sala co’ ‘sto vestito sbrilluccicante e tutti i giovanotti più belli mi venivano appresso per farmi la corte. E chi mi chiedeva di ballare un walzer e chi una polka. E io ballavo, ballavo e giravo che un po’ veramente mi si girava la testa quando mi so’ 

svegliata».

(Giù all’Ammeriche estratto cap. 4, pag. 12)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...